Lombalgia da scrivania: come proteggere la schiena quando lavori seduto tutto il giorno
1 Settembre 2026Hai mai questi sintomi?
- Dolore a collo e spalla
- Dolore mandibolare
- Sintomi otologici: dolore auricolare, acufeni, sensazione di orecchio “tappato”, ipoacusia
- Cefalea
- Dolore durante la masticazione
- Limitazione del range articolare
- Dolore riferito ai denti (odontalgia atipica)
- Vertigini posturali
- Nevralgie del trigemino
Avete già perso molto tempo per un percorso diagnostico lungo, avendo consultato in precedenza otorinolaringoiatra, neurologo o fisiatra prima di arrivare a un corretto inquadramento cranio-mandibolare?
Questa sintomatologia può ricondursi ad un disturbo dell’articolazione temporo-mandibolare.
L’articolazione temporo-mandibolare (ATM) è l’articolazione che collega la mandibola
all’osso temporale del cranio, ed è responsabile dei movimenti di apertura, chiusura,
protrusione, retrusione e lateralità della mandibola. Si tratta di un’articolazione
bicondiloidea, dotata di un disco articolare fibrocartilagineo interposto, che permette
movimenti complessi nei tre piani dello spazio: una biomeccanica indispensabile per
funzioni quotidiane come la masticazione, la fonazione e la deglutizione.
Quando questo sistema perde il proprio equilibrio funzionale, si parla di disturbi temporomandibolari (DTM): un insieme eterogeneo di condizioni dolorose e/o disfunzionali, di
natura infiammatoria, meccanica o muscolare, che coinvolgono l’ATM, la muscolatura
masticatoria e le strutture anatomiche correlate.
Quanto sono diffusi i DTM?
I DTM rappresentano una delle cause più frequenti di dolore orofacciale non odontogeno,
seconda solo al mal di denti per prevalenza. Le stime epidemiologiche indicano una
prevalenza del dolore facciale correlato al DTM nel 4-12% della popolazione generale, con
un rapporto donne/uomini che va da 4 a 9 a 1, mentre solo l’1,4-7% dei soggetti sintomatici
arriva effettivamente a richiedere un trattamento. Il picco di incidenza si colloca tra i 20 e i
40 anni, coerentemente con l’importante componente ormonale, posturale e psico-emotiva
della patologia.
Origini e fattori di rischio
La causa dei DTM è multifattoriale. Tra i principali fattori troviamo:
- Abitudini viziate
- Fattori psico-sociali
- Colpo di frusta (whiplash)
- Alterazioni anatomiche
- Malocclusioni
- Altri
Una distinzione concettuale importante
Nella valutazione di questi quadri clinici è utile distinguere tra Disfunzioni TemporoMandibolari (DTM) e Disfunzioni Cranio-Cervico-Mandibolari (DCCM).
Pur potendo presentare, soprattutto nel lungo periodo, un quadro sintomatologico
sovrapponibile, le due condizioni si differenziano per l’origine primaria del problema:
Nei DTM in senso stretto, la causa primaria è di natura occlusale-masticatoria: un
problema “discendente”, in cui alterazioni della masticazione, assenza di elementi
dentari, latero-deviazioni mandibolari o trattamenti odontoiatrici incongrui generano il
quadro sintomatologico.
Nelle DCCM, invece, pur essendo coinvolta la stessa area anatomica, la causa primaria è
“ascendente” e non riguarda direttamente la bocca o la masticazione: può derivare dal
rachide, da problematiche viscerali, intolleranze alimentari, esiti traumatici, cicatrici
muscolari o cutanee e da tutto ciò che influisce sull’assetto posturale globale del
paziente.
Questa distinzione tra problematiche discendenti (di origine occlusale, che si ripercuotono
verso il basso su collo e postura) e problematiche ascendenti (di origine
posturale/corporea, che si ripercuotono verso l’alto fino alla mandibola) ha una rilevanza
clinica pratica fondamentale: la risoluzione della causa primaria dà un buon risultato
terapeutico, mentre trattare un semplice compenso adattativo può rivelarsi inutile o
addirittura controproducente. Da qui l’importanza, nel nostro percorso di valutazione, di
individuare sempre con precisione l’origine reale del disturbo prima di impostare il
trattamento.
L’approccio riabilitativo: fisioterapia e osteopatia
La letteratura scientifica concorda oggi nel raccomandare, come prima linea di trattamento
dei DTM, un approccio conservativo e reversibile, riservando le opzioni più invasive
(artrocentesi, artroscopia, chirurgia articolare aperta) ai casi refrattari, anche alla luce dei
risultati spesso deludenti ottenuti storicamente dalla chirurgia diretta dell’articolazione.
Le procedure fisioterapiche con tecniche di terapia manuale, articolare e miofasciale,
biofeedback, esercizi attivi e passivi di mobilizzazione e allungamento muscolare per la
regione cranio-cervico-mandibolare hanno dimostrato utilità clinica nella risoluzione della
sintomatologia. A questo si affianca un lavoro osteopatico che include tecniche ad energia
muscolare, bilanciamento legamentoso-tissutale (BLT), approccio cranio-sacrale e fasciale,
orientato a considerare il paziente nella sua totalità funzionale, e non solo il distretto
sintomatico.
Nei quadri a prevalente componente miogena, la fisioterapia si basa sulla comprensione
della chinesiologia del sistema stomatognatico, con riabilitazione muscolare mirata ed
educazione posturale del paziente.
È inoltre significativa la correlazione, ormai ben documentata in letteratura, tra DTM e
cefalea:oltre la metà dei pazienti con disturbi temporo-mandibolari riporta anche episodi di
cefalea, con percentuali che salgono fino al 70% e oltre nei casi più severi, mentre chi soffre
di cefalea cronica presenta una prevalenza di sintomi DTM fino a cinque volte superiore
rispetto alla popolazione generale. Questo dato rafforza l’indicazione a un trattamento
integrato della regione cranio-cervico-mandibolare anche nei pazienti che si presentano
lamentando “solo” mal di testa.
Al trattamento manuale si associano sempre raccomandazioni sullo stile di vita: correzione
delle abitudini viziate, gestione dello stress, esercizi domiciliari mirati che coinvolgano non
solo la bocca ma anche tratto cervicale, spalle e colonna vertebrale nel loro insieme.
Il nostro approccio
Nel nostro studio trattiamo i disturbi dell’ATM da anni con un approccio riabilitativo
conservativo, considerato oggi un punto di riferimento nel trattamento delle disfunzioni
cranio-cervico-mandibolari.
Il principio cardine del nostro approccio è che la mandibola non va mai trattata come un
distretto isolato. ATM, colonna cervicale, respirazione diaframmatica e postura del cingolo
scapolare formano un’unica unità funzionale: il nervo trigemino, che innerva l’articolazione
mandibolare, converge infatti a livello del tronco encefalico con le radici nervose cervicali
C1-C2-C3, spiegando perché tensione mandibolare cronica, postura del capo in avanti e
respirazione alterata si presentino quasi sempre insieme nello stesso paziente.
Da questo presupposto nasce l’impostazione di lavoro che applichiamo da anni nel nostro
studio: un percorso che agisce simultaneamente sulla posizione e il controllo
neuromuscolare della mandibola, sulla postura cervicale e scapolare, e sulla respirazione
diaframmatica, invece di limitarsi al solo distretto mandibolare. Un programma di esercizi
mirato, da eseguire con regolarità anche a domicilio, consente al paziente di consolidare a
casa i risultati ottenuti in seduta e di ridurre concretamente il rischio di recidive.
È proprio questa visione d’insieme — mandibola, collo, respiro e postura come un
unico sistema — a guidare da anni il nostro modo di trattare l’ATM: una valutazione
approfondita per individuare l’origine reale del disturbo, un trattamento manuale mirato in
studio e un programma di esercizi su misura, affinato nel tempo attraverso la nostra
esperienza clinica diretta.
Conosci qualcuno che soffre con la temporo-mandibolare? condividi l’articolo con lui.



